giovedì 19 marzo 2009

Per dare inizio a questa nuova esperienza telematica, pensata e ideata insieme alla mia migliore amica, ho deciso di scegliere un film che servisse da stimolo per conoscere un regista poco noto al grande pubblico, presente nei circuiti festivalieri più importanti, di meno nelle sale cinematografiche. C’è un’altra ragione che motiva la mia scelta; la visione del film in questione ,“Il Sole” di Alexander Sokurov, ha coinciso con un periodo in cui ho vissuto i primi tumulti di un cambiamento di carattere personale importante. Mi sembrava giusto inaugurare questo blog con una recensione (anche se non mi metto a livello dei veri critici di cinema!) particolarmente sentita dalla sottoscritta. Il blog è ancora in costruzione, speriamo di dargli una vera struttuta nel breve periodo...Anna.

“Il Sole” conclude “la trilogia del potere” del cineasta russo A. Sokurov, dopo “Taurus” (Toro) e Moloch.
Al centro la figura dell’ultima divinità del Giappone: l’imperatore Hiroito.
Per chi ha memoria storica, ricorderà che Hiroito è stato alleato di Hitler e Mussolini durante la Seconda Guerra Mondiale, fu colui che diede l’ordine di attaccare Pearl Harbor e parte attiva del conflitto nel Pacifico, troppo spesso dimenticato, riportato alla luce nel cinema qualche anno fa da Terence Malick (La sottile linea rossa), recentemente da Clint Eastwood (Flag of our fathers, Letters from Iwo Jima), oltre che dal noto “Pearl Harbor”.
“Il Sole” non è un film di guerra, la quale si può solo immaginare e vedere parzialmente in poche scene, è un film su un uomo.
Ambientato nelle settimane immediatamente antecedenti la fine del conflitto, il film segue una narrazione semplice, in cui viene mostrata la vita quotidiana dell’imperatore nel suo bunker: come dorme, quando magia, cosa legge, le riunioni con i ministri, l’hobby della biologia. Le bombe e i morti sembrano non turbare il sovrano: sono un’appendice dell’esistenza minima che si è ridotto a vivere.
Non è un Hiroito spietato, pronto a far morire migliaia di giovani giapponesi in nome del dio che incarna, ma piuttosto un uomo piccolo di statura, quasi rachitico, segnato dalla balbuzie, che esita a prendere decisioni importanti e preferisce ascoltare i suoi consiglieri.
Sokurov evidenzia la semplicità, fatta di tanti piccoli rituali superficiali, incompatibili con le grandi questioni internazionali; è il dispiegarsi del dramma di chi riconosce di non essere una divinità e prende coscienza dell’umano.
Lungi dal cadere in un certo pietismo, il regista incornicia la caduta di Hiroito in un sotterraneo bianco e nero, sporcato di un’atmosfera ocra e soffocante, che induce lo spettatore a chiedersi cosa ci sarà fuori.
Fuori c’è il sole, che non è solo il sol levante simbolo del Giappone, ma è l’inizio di una nuova era, in cui l’imperatore rinuncerà alla natura divina per salvare il suo popolo. Simbolicamente si farà interrogare dagli americani come qualsiasi altro criminale di guerra, accettando la redenzione e la liberazione dalle sue colpe, suggellando, così, la riunione con il mondo degli uomini.
Lineare, statico, il film ci offre la visione di un sovrano che, rinchiuso nel bunker, continua a farsi aprire le porte dalla servitù, nonostante la progressiva consapevolezza della fine di un’epoca, e riesce a creare nello spettatore l’empatia necessaria nei suoi confronti, entrando nello spirito di chi vive appieno il fallimento del potere.
Hiroito è, infatti, il paradigma degli uomini che detengono il potere; la parabola si ripete: dapprima considerati super-uomini, divinità, finiscono per essere assunti come non-uomini, e per questo, rifiutati.
La pellicola ci ricorda che il potere oscura l’uomo, ma non lo distrugge, esiste sempre una via di uscita più o meno dolorosa. Ed ogni persona tende ad essere un idolatra, è inclinazione del genere umano dotarsi di un capo, di una figura - idolo al di sopra degli altri. “Il Sole” ci ammonisce a non commettere errori spesso irrimediabili; gli uomini sono uguali e, in una prospettiva di libertà e comunione, ognuno ha la sua colpa nelle catastrofi.
La ricerca della verità, trasmessa in modo icastico dal sole, non può quindi essere l’esercizio, assunto come dato, del potere, ma solo la pace.

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