sabato 10 ottobre 2009

BAARIA di G. Tornatore

La mia è un'ottica diversa da quella di Fabiana. Ma il film è un'esperienza del momento... e in quel lasso di tempo anche noi siamo un flusso di immagini, pensieri pù o meno colorati, sentimenti gioiosi o cupi.... Anna.
Conosco i film di Tornatore e non l'ho mai venerato.
Ma Baaria è stata una sorpresa. Non un colpo al cuore che cerca di struggere gli animi più appassionati, ma una crescente identificazione con l'occhio del regista man mano che la pellicola scorreva.
é la sua visione personale su fatti e personaggi che più ho amato. Al di la delle scelte stilistiche, Baaria è un microcosmo che ho sentito mio per tuta la durata del film. Ho trovato grandi conferme, perchè Tornatore ha avuto il merito di raccontare un'Italia popolare che, a mio avviso, ancora esiste in modo più o meno sfaldato, e a cui sento di appartenere.
Le sue radici si incastrano con le mie.
In anni in cui si tenta di rivisitare la storia politica del nostro Paese in modo sgangherato, focalizzando l'attenzione su alcuni momenti, estremizzando cronaca e protagonisti, in una intollerante visione manichea del passato, Tornatore ci dipana con un accento per niente critico, bensì limpido e schietto, 50 anni di vita di uomini e donne che, in modo provocatorio, definirei normali.
Una normalità fatta di umanità, povertà, lavoro, ignoranza, tolleranza.
Una normalità fatta di tradizione, costruita intorno a un patrimonio di valori condiviso. Qui si supera la "sicilianità" del regista, qui si narra l'Italia.
La pellicola non cade nel pericolo di inquadrare un solo periodo storico o eventi incastonati in una delle presunte rivoluzioni "culturali" del passato (boom economico, '68, conquiste referendarie, ecc.), ma restituisce uno sguardo a tutto campo, un mosaico armonico di forme e colori diversi, che palpita di un' Italia ancora viva, sotterrata dalla post-modernità berlusconiana, con cui la sinistra ha perso il suo contatto originario, chiusa nei suoi astrusi meccanismi di sopravvivenza "post-bolognina".
Un' Italia semplice riassunta nel sorriso tiepido e rassicurante di un Peppino ormai anziano, comunista e riformista, che sembra chiedere aiuto agli spettatori: non perdiamoci.

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