Ferro 3 è un tipo di mazza da golf, utilizzata dal protagonista e altri attori del film.
Può essere interpretata come filo conduttore, una sorta di legame immaginario tra le persone coinvolte nella storia. Ma è solo una cosa tra i tanti oggetti presenti nelle case dove un giovane coreano si intrufola. Di giorno fa volantinaggio, attaccando alle porte pubblicità, di sera torna davanti alle abitazioni ed entra dove non è stato staccato il volantino.
Nella casa vuota trova rifugio per condurre, per un breve lasso di tempo, una vita normale. Si impossessa degli oggetti, dello spazio, compiendo piccole azioni quotidiane e ripetitive.
La parvenza di realtà in cui sembra immerso per poche ore è accuratamente documentata da fotografie che si scatta da solo, mettendosi in posa vicino alle altre foto dei legittimi proprietari, incorniciate e appese sulle mura.
Una sera non si accorge che la casa dove si trova non è vuota. La donna che ci abita lo segue incuriosita. Il silenzio di una donna sofferente con i lividi sul volto, procurati dal marito, è il più assordante di tutti. Il giovane la vedrà perché lei sceglierà di farsi vedere.
Inizia tra i due un’intesa priva di parole. Dopo aver messo a tacere il marito tornato da lavoro, il ragazzo la accompagnerà nella sua vita, fatta di abitazioni non vissute.
Un incidente di percorso, non previsto e forse voluto dal destino, li separerà, rigettando la donna nel suo strazio. Intanto, un sentimento inevitabile era nato tra i due.
I giorni passati in prigionia dal giovane gli consentiranno di diventare un fantasma, o meglio, riuscirà, attraverso la meditazione, a diventare invisibile per l’occhio umano.
Solo così potrà rientrare nelle case ora abitate, senza che nessuno lo veda, sebbene i proprietari riescano a percepirlo.
Tornerà infine da lei. Il marito, come gli altri, non lo vede. Lei sì: lui le si svela.
Inizieranno una coabitazione, sconosciuta al resto del mondo.
Ma può un amore essere visibile ai soli innamorati?
E quella bilancia finale, su cui saliranno per scambiarsi un bacio, riassume l’essenza della perfezione, così tanto ricercata dalle persone e difficilmente raggiungibile, forse solamente in un grande sogno. Anna.
Può essere interpretata come filo conduttore, una sorta di legame immaginario tra le persone coinvolte nella storia. Ma è solo una cosa tra i tanti oggetti presenti nelle case dove un giovane coreano si intrufola. Di giorno fa volantinaggio, attaccando alle porte pubblicità, di sera torna davanti alle abitazioni ed entra dove non è stato staccato il volantino.
Nella casa vuota trova rifugio per condurre, per un breve lasso di tempo, una vita normale. Si impossessa degli oggetti, dello spazio, compiendo piccole azioni quotidiane e ripetitive.
La parvenza di realtà in cui sembra immerso per poche ore è accuratamente documentata da fotografie che si scatta da solo, mettendosi in posa vicino alle altre foto dei legittimi proprietari, incorniciate e appese sulle mura.
Una sera non si accorge che la casa dove si trova non è vuota. La donna che ci abita lo segue incuriosita. Il silenzio di una donna sofferente con i lividi sul volto, procurati dal marito, è il più assordante di tutti. Il giovane la vedrà perché lei sceglierà di farsi vedere.
Inizia tra i due un’intesa priva di parole. Dopo aver messo a tacere il marito tornato da lavoro, il ragazzo la accompagnerà nella sua vita, fatta di abitazioni non vissute.
Un incidente di percorso, non previsto e forse voluto dal destino, li separerà, rigettando la donna nel suo strazio. Intanto, un sentimento inevitabile era nato tra i due.
I giorni passati in prigionia dal giovane gli consentiranno di diventare un fantasma, o meglio, riuscirà, attraverso la meditazione, a diventare invisibile per l’occhio umano.
Solo così potrà rientrare nelle case ora abitate, senza che nessuno lo veda, sebbene i proprietari riescano a percepirlo.
Tornerà infine da lei. Il marito, come gli altri, non lo vede. Lei sì: lui le si svela.
Inizieranno una coabitazione, sconosciuta al resto del mondo.
Ma può un amore essere visibile ai soli innamorati?
E quella bilancia finale, su cui saliranno per scambiarsi un bacio, riassume l’essenza della perfezione, così tanto ricercata dalle persone e difficilmente raggiungibile, forse solamente in un grande sogno. Anna.
Ferro 3 è poesia, è amore ed è disvelamento. E' un film che si costruisce piano, quasi strisciando su se stesso. Come l'amore. E come i fantasmi. Da vedere e rivedere fino alla fine dei tempi per continuare a ricordare che vivere da fantasmi nel regno dei vivi è crudele.
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