La pellicola ha richiesto anni di preparazione, lo stesso Benicio Del Toro si è accollato parte della produzione, un film che in partenza appariva difficile.
Steven Soderbergh ci ha regalato in passato film non compiutamente riusciti, altri interessanti e accattivanti. Sembrava il meno adatto per dirigere un set su cui venivano riprodotte le gesta di Che Guevara. Eppure credo che “Che – l’argentino” (prima parte) sia nel complesso un film riuscito.
Non celebrativo, privo di fronzoli, il Che è riportato nella sua dimensione umana, è il medico argentino che crede nel progetto di Fidel Castro e combatte due anni sulle montagne cubane. Solo questo.
Le fasi della guerriglia sono ben narrate, forse in qualche punto semplificate, ma chiare e funzionali alla comprensione della crescita personale dell’uomo Ernesto Guevara, da medico della spedizione a comandante. Pellicola asciutta, essenziale, concisa; sono punti di forza che alleggeriscono qualche stortura personale della sottoscritta nei confronti di alcune scelte non condivise: alcune fasi della guerriglia non chiare, alcuni personaggi chiave della rivoluzione soltanto accennati, alcuni accenti di caricatura nella parte in cui il Che è alle Nazioni Unite nel 1964. Proprio la sua partecipazione ai lavori dell’ONU rappresenta l’anello di congiunzione con la seconda parte “Guerrilla”, in uscita tra poche settimane.
Ben girato, ottima fotografia, non rimane molto da dire; è un film narrativo, che non lascia spazio all’immaginazione, a riflessioni particolari, a divagazioni. Per chi conosce il Che, è una conferma rassicurante della sua umanità, per chi non lo conosce, è la scoperta di una persona dietro un simbolo troppo abusato. Anna.
Steven Soderbergh ci ha regalato in passato film non compiutamente riusciti, altri interessanti e accattivanti. Sembrava il meno adatto per dirigere un set su cui venivano riprodotte le gesta di Che Guevara. Eppure credo che “Che – l’argentino” (prima parte) sia nel complesso un film riuscito.
Non celebrativo, privo di fronzoli, il Che è riportato nella sua dimensione umana, è il medico argentino che crede nel progetto di Fidel Castro e combatte due anni sulle montagne cubane. Solo questo.
Le fasi della guerriglia sono ben narrate, forse in qualche punto semplificate, ma chiare e funzionali alla comprensione della crescita personale dell’uomo Ernesto Guevara, da medico della spedizione a comandante. Pellicola asciutta, essenziale, concisa; sono punti di forza che alleggeriscono qualche stortura personale della sottoscritta nei confronti di alcune scelte non condivise: alcune fasi della guerriglia non chiare, alcuni personaggi chiave della rivoluzione soltanto accennati, alcuni accenti di caricatura nella parte in cui il Che è alle Nazioni Unite nel 1964. Proprio la sua partecipazione ai lavori dell’ONU rappresenta l’anello di congiunzione con la seconda parte “Guerrilla”, in uscita tra poche settimane.
Ben girato, ottima fotografia, non rimane molto da dire; è un film narrativo, che non lascia spazio all’immaginazione, a riflessioni particolari, a divagazioni. Per chi conosce il Che, è una conferma rassicurante della sua umanità, per chi non lo conosce, è la scoperta di una persona dietro un simbolo troppo abusato. Anna.
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